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Brevetto e diritto d’autore: differenze

Si può dire che in quest’epoca parlare di prodotti dell’intelletto umano è all’ordine del giorno, si tratta di un’espressione comune e quotidiana, tanto più che un numero crescente di persone è sedotto dalla possibilità di creare. Ma una volta che si è ideato qualcosa di nuovo, e di valore, è anche importante proteggerlo e capire come farlo, e bisogna partire prima di tutto dalla differenza tra brevetto e diritto d’autore. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Cos’è la proprietà intellettuale?

Cominciamo dal concetto più basilare fra tutti: la proprietà intellettuale è l’insieme dei diritti legali delle opere d’ingegno, per le quali esistono specifici ambiti di tutela chiamati Diritti di proprietà intellettuale (diritti d’autore, marchi, brevetti).

Diritto d’autore e brevetto: differenze

Il diritto d’autore è più genericamente conosciuto come copyright, e tutela tutte quelle opere dell’ingegno frutto della creatività umana, e che sono prodotte ex novo. Ogni persona creativa sa anche che il diritto d’autore è quel qualcosa che dura per tutta la vita dell’autore stesso e fino a 70 anni dalla sua morte. In seguito, immagini, audio e simili, sono liberamente utilizzabili.

In realtà la legge tutela ogni opera in virtù della sua stessa creazione, senza la necessità di un deposito o di un atto legale, tuttavia non è sufficiente per cautelarsi dal rischio di plagio; per questo ci si affida a piccoli espedienti privati, o al famosissimo ente SIAE, oppure a servizi di tutela similari in crescita su internet negli ultimi anni. In questi casi tutto è basato sulla creazione di un codice identificativo nell’atto del deposito, il quale verrà esibito in caso vengano intraprese vie legali, a dimostrazione di un presunto o effettivo plagio, e della paternità dell’opera stessa.

Non dobbiamo però dimenticare che l’art. 180 della legge 633 del 1941 stabilisce che sul territorio nazionale l’attività di intermediario, attuata in forma diretta o indiretta di intervento, è riservata in via esclusiva alla Società italiana degli autori ed editori (SIAE).

Il brevetto, invece, tutela le invenzioni appartenenti all’ambito tecnico-scientifico, o che in generale trovano applicazione nel mondo industriale. La procedura di tutela prevede il deposito della domanda di brevetto presso l’UIBM. Essa ha una durata di vent’anni e non è rinnovabile.

Infine, esiste anche il marchio il quale ha come finalità la salvaguardia dei segni distintivi, ma questo sarà argomento di un prossimo approfondimento.

Scontato a dirsi, è molto importante comprendere e scegliere fin da subito quale tutela serva e cosa si voglia tutelare.

Diritto d’autore e copyright sono davvero la stessa cosa?

Abbattiamo un luogo comune. Queste due espressioni vengono genericamente usate come sinonimi, eppure non hanno realmente lo stesso identico significato. Infatti, copyright è una parola presa in prestito dall’inglese e si riferisce a tutti gli aspetti economici inerenti lo sfruttamento delle opere dell’ingegno, o il loro impiego.

Il diritto d’autore, come suggerisce anche l’espressione d’origine francese (droit d’auteur) focalizza l’attenzione sulla persona e sulle sue capacità di creare qualcosa di nuovo e appetibile sul mercato. Di conseguenza ci si sofferma su un aspetto assolutamente non materiale.

Differenze tra tutela europea e statunitense

In America il copyright ha come primaria finalità quella di incentivare la creazione tutelata, e di conseguenza incentivare i fruitori ad acquistare opere tutelate e riconosciute come tali. In Europa, invece, quello che sta più a cuore è che venga ridotto il rischio di plagio così come i suoi episodi.

Parliamo di prospettive legate anche ad una diversa visione culturale: queste tematiche in Europa interessano soprattutto gli addetti ai lavori, coloro che hanno l’ambizione di creare qualcosa, e spesso solo come conseguenza della loro stessa creazione valutano il contesto economico. Altrove è possibile percepire un approccio molto più pratico, più legato al marketing, più sensibile alle strategie di vendita e al bisogno di prodotti che abbiano un determinato impatto sul mercato.

Infine, in Europa si parla molto di diritti morali (vedi il Diritto di paternità), i quali in America non sono stati riconosciuti se non recentemente, grazie alla Convenzione di Berna per la Protezione delle Opere Letterarie ed Artistiche, in una norma di legge: il Visual Artists Rights Act del 1990.

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