L’applicazione dell’ergonomia nel disegno industriale

L’ergonomia studia il rapporto tra un elemento, che può essere un oggetto o uno strumento, collocabile prevalentemente in un contesto lavorativo, e l’essere umano. Al vertice di tutto, le sue esigenze fisiche, di postura, d’abitudine, e persino psicologiche, in rapporto alla funzione e al miglioramento delle prestazioni. È evidente come nel complesso stiamo parlando di benessere della persona.

Cos’è l’ergonomia? Definizione e riferimenti normativi

Chi lavora nell’ambito dell’ergonomia si chiama ergonomo, e ogni valutazione fatta da questa figura professionale è sempre correlata allo Human-Centred Design. Al riguardo la norma ISO/DIS 13407, definisce i processi di progettazione centrati sulla persona, in rapporto ai sistemi interattivi.

Nel D.Lgs. 81/2008 l’ergonomia è trattata proprio in relazione al miglioramento del benessere del lavoratore, focalizzando sul:

rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo.

È la progettazione dei prodotti che sono presenti nell’uso quotidiano che determina l’importanza di questa disciplina. La comunicazione, l’uso, la funzionalità, fino ad arrivare persino all’estetica accattivante, sono solo alcuni aspetti che compongono la sua complessità.

Storia dell’ergonomia e sua applicazione nel disegno industriale

Nel 1949 lo psicologo K. F. H. Murrell usò il termine ergonomia nella nostra moderna accezione, per descrivere le linee guida nel design, e non solo. Nel 1961 nacquero l’Associazione internazionale di ergonomia (International Ergonomics Association) e la S.I.E. (Società italiana di ergonomia).

Ergonomia deriva dal greco, érgon (lavoro) e ńomos (regola), il termine fu usato per la prima volta da Wojciech Jastrzębowski nella seconda metà dell’800.

Nel 1956 nacque la Human Factors and Ergonomics Society, creata per adattare ai lavoratori la progettazione di attrezzature; tra gli anni ‘60 e ’70 Donald Norman, attraverso l’ergonomia cognitiva, sostenne il principio di compatibilità fra stimoli da elaborare ed apparato percettivo. Aspetto degno di nota: dall’inizio della produzione industriale fino agli anni ‘50 prevalsero aspetti tecnici, meccanici, a discapito di tutti gli altri.

È con lo sviluppo sempre più massiccio dell’ergonomia e la sua stessa richiesta (insieme alla creazione di corsi di Laurea specifici e alla sua applicazione nel Disegno Industriale), che questa disciplina iniziò a caratterizzare ogni ambito progettuale e di design. E fra i tanti nomi che hanno contribuito a questa evoluzione vale la pena menzionare Luigi Bandini Buti per i suoi studi sulla rotativa di stampa e sulla produzione di un prototipo, il progetto di una posizione impropriamente seduta per l’industria.

Infine, è negli anni ‘60 che nacque l’ergonomia cognitiva, legata alle tecnologie informatiche, svelando un forte ambito di applicabilità nelle interfacce analogiche friendly, e nell’interazione uomo-macchina. Al riguardo Donald Norman ha approfondito il tema delle cosiddette tecnologie da umanizzare.

Negli ultimi decenni si è parlato spesso di usabilità, finalizzata al benessere della persona, e soprattutto se essa svolge azioni in ambito lavorativo. Non solo, oggi si parla in modo mirato di Human-Centred Design, User-Centred Design, e User Experience.

Le diverse discipline afferenti all’ergonomia

Una buona interazione tra una persona e l’oggetto in uso determina migliori prestazioni. Chiaramente parliamo in modo particolare di strumenti tecnologici, e del rapporto tra l’utente e il contesto in cui si svolge l’attività, passando per antropometria e biomeccanica. Delle due scienze, l’una del corpo umano studia i rapporti dimensionali, l’altra il moto e l’equilibrio.

In realtà, l’ergonomia si basa su molte altre discipline e scienze, complessivamente finalizzate nello studio degli esseri umani e dei loro ambienti, tra cui ingegneria meccanica, ma anche di tipo biomedico e industriale, bioingegneria, design industriale, fisiologia, chinesiologia, e psicologia.

Psicologia ed ergonomia

Non è da sottovalutare questo rapporto, poiché l’interazione che un individuo instaura con un sistema, progettato dal punto di vista, appunto, ergonomico, è profondamente influenzata da schemi mentali e da particolari meccanismi psicologici.

Quando si parla di ergonomia, non bisogna necessariamente pensare a strumenti complessi e troppo sofisticati, infatti, è sufficiente pensare ad un oggetto d’uso quotidiano dalla forma ergonomica: un bicchiere con un diametro più piccolo offrirà la possibilità di una facile impugnatura anche a chi ha una mano di modeste dimensioni, un tappo di bottiglia con delle buone scanalature offrirà una maggior possibilità di attrito e di aprire senza difficoltà.

La stessa facilità d’uso determina una percezione diversa, improntata sulla semplicità delle azioni, quindi di vita.

Condividi l'articolo su:

Articoli correlati